Risolvere i problemi dell’Umanità: il Fuffas-pensiero

La categoria professionale dell’architetto, che in generale nella società italiana odierna conta assai poco, continua a godere di una certa generica aura di “competenza” all’interno dei media. Se poco – nonostante Grillo continui a pensare il contrario – si contribuisce al mercato dell’edilizia (in Italia gli edifici firmati da architetti laureati rappresentano il 3-4% delle costruzioni, spesso e volentieri realizzate da ingegneri o geometri), come architetti è invece molto facile essere ospiti di qualche trasmissione televisiva, o talk show, per parlare del più e del meno, e incidentalmente dell’annosa questione: “risolvere i problemi dell’Umanità”.
E’ interessante – dal punto di vista psicanalitico – sottolineare che quest’immagine dell’architetto-demiurgo nella testa del professionista spesso si alterna con un pessimismo cosmico e masochista (“nessuno mi capisce”). Questo dualismo quasi schizofrenico deriva da un lungo processo di selezione in ambiente ostile, cui è condannato il pover’uomo (o la povera donna) fin dall’iscrizione alla Facoltà di Architettura, tra migliaia di suoi consimili in diretta concorrenza:

“Il 29,3% degli architetti in Europa è italiano… una media di un architetto ogni 548,8 abitanti… Nel Regno Unito abbiamo un architetto ogni 7.413 abitanti, in Francia ogni 3.165 abitanti e in Olanda ogni 2.039 abitanti.[26] Un primato che se letto in un contesto anomalo come quello italiano, costellato da un popolo sterminato di geometri e dove la stessa professione è svolta da diverse figure professionali e da albi obsoleti che permettono la professione anche agli ingegneri elettronici oltre a quelli edili e civili, cambia i toni passando dalla commedia grottesca alla tragedia greca.

Se consideriamo i dati degli studenti iscritti alle facoltà di Architettura europee vediamo che la tendenza continua a crescere: infatti uno studente di architettura su 2,7 in Europa è sempre italiano. Anche facendo riferimento agli Stati Uniti le cose non cambiano. Abbiamo 76.000 studenti iscritti contro i 45.000 di oltreoceano che diventano ogni anno oltre 6.000 nuovi architetti in Italia e 8.356 negli Usa.

Le possibilità professionali sono ridottissime, le parcelle sono ridotte perchè devono competere anche con quelle dei geometri, e la qualità degli edifici è scadente per la poca esperienza professionale e l’incapacità delle università nel formare completamente una figura professionale come quella dell’architetto…

Quindi, ricapitolando, dopo dieci anni all’Università o si fa qualche master o si fanno i dottorati e si arriva ai 33-34 anni. Ancora senza guadagnare un euro, anzi continuando a “investire” su se stessi. A conti fatti sono usciti dal portafoglio decine e decine di migliaia di euro e ancora non si vede l’ombra di un quattrino. Le possibilità di lavoro sono scarse per via del soprannumero ed il sistema legislativo con le leggi come la Merloni favorisce i pesci grandi e non dà scampo ai piccoli studi associati.

Nel paese con la più alta percentuale al mondo di rapporto architetti su abitante e dove anche un ingegnere elettronico può costruire edifici, che altra possibilità c’è? Non possiamo biasimare troppo quelli che scappano all’estero: quanti sono gli italiani che hanno la possibilità di arrivare a 34-35 anni senza ancora aver iniziato a lavorare? ” [ il Riformista del 30/10/2003 ]

Il quadro non è certo dei più entusiasmanti. E in tutto questo marasma, dove competenza, rigore e altre concrete doti professionali dovrebbero essere il faro del mestiere, affiorano a galla professionalmente – e mediaticamente – personaggi che parlano in una lingua ignota ai più, l’ “architettese”, con cui affabulano le platee parlando fondamentalmente del Nulla .
E questa presenza sta diventando talmente familiare da suscitare l’attenzione della satira, con il Massimiliano Fuffas di Maurizio Crozza, che già da qualche mese porta alle estreme conseguenze la spocchia, l’antipatia, l’egocentrismo dell’ “archi-star” (per dirla con Gregotti) italiana, capace  spesso di dire tutto esprimendo concretamente poco o nulla. E nella satira, il riferimento a persone realmente esistenti non è puramente casuale (teniamo ancora a mente le partecipazioni della versione originale del Fuffas ad AnnoZero).
C’è un antidoto al Fuffas-pensiero? Come dice l’ottimo, illuminante saggio di Paolo Bettini, che analizza nel dettaglio questo argomento nel sito – assolutamente da visitare – Progettisti si diventa, ci sarebbe: “Dovremmo abbandonare senza rimpianti le posizioni autolesioniste, che tutt’ora sopravvivono in consistenti strati della didattica e della professione. Smorziamo certi immotivati rigori e certi fastidiosi empiti pedagogici nei riguardi del cliente, che in definitiva è il nostro datore di lavoro. […]  Cambiato il nostro prodotto, potremo svilupparci attorno una comunicazione mirata a convincere i clienti potenziali della necessità di ricorrere a noi più frequentemente di ora. Convincerli che non siamo né nocivi né superflui, ma necessari.
Per vendere di questo si tratta, fuori dagli eufemismi – i nostri progetti dobbiamo, come chiunque non voglia andare in fallimento, abbandonare i metodi che si son dimostrati perdenti e sperimentarne di più efficaci per battere la concorrenza.
[…] La questione è particolarmente rilevante perché, toccandoci un’esigua quota di mercato, solo poche persone, nella loro vita, fanno esperienza diretta d’un architetto in carne e ossa e gli altri, la stragrande maggioranza, ha di noi l’idea, poco positiva, che ci hanno cucito addosso i media (Paolo Bettini, “Architetto“, in “Progettisti si Diventa“).
Insomma, potremo anche risolvere i problemi dell’Universo e della Società, ma non prima di aver saputo risolvere quelli dei nostri clienti e della nostra professione. Oltretutto, concludiamo citando Bettini, “…in un raptus di megalomania possiamo credere, magari in buona fede, di lavorare nientemeno che per il progresso dell’uma­nità. E invece dovremmo ammettere […] di essere mossi, sostanzialmente, dalla vanità”.
Risolvere i problemi dell’Umanità: il Fuffas-pensieroultima modifica: 2008-10-23T17:01:00+02:00da spacelab.1
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