“Design and Elastic Mind”: Bit.fall

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Spesso l’arte, proprio in quanto svincolata (o maggiormante svincolata) dai compromessi con realtà, committenza, esigenze di budget, mercato, rispondenza alla funzione rispetto alle discipline “sorelle” del design e dell’architettura, dimostra di saper guardare molto più avanti.

Molti esempi di questa mia convinzione possono essere ammirati nella mostra “Design and Elastic Mind“, in queste settimane al MoMa di NY.

E’ il caso di Bit.fall, l’opera del tedesco Julius Popp, classe 1973. Popp utilizza un sistema di gocce d’acqua che cadono a sequenza controllata in modo da creare una cascata di parole ed immagini, costituite proprio da pixel d’acqua in caduta. Un modulo orizzontale appeso a soffitto, costituito da una serie di microvalvole con sequenza di apertura-chiusura controllata da un computer, rilascia le goccie d’acqua in tempi stabiliti a formare figure predeterminate, visibili in quanto illuminate da luci spot ben orientate.

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Ne risultano parole ed immagini che “piovono” verso il basso, accelerando per gravità fino a scomparire nell’impatto con un vassoio a pavimento. L’autore descrive Bit.Fall come “metafora dell’incessante flusso di informazioni cui siamo esposti”. 

A me – fuor di metafora – sembra interessante anche semplicemente come trovata tecnica.  Sotto, il video della performance.

 

“Design and Elastic Mind”: Bit.fallultima modifica: 2008-03-15T18:05:33+01:00da spacelab.1
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