Information Vs Knowledge: una nota a proposito di NIBA e dei blog di architettura

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Di seguito la nota postata sulla pagina ufficiale del gruppo “NIBA – Network Italiano dei Blog di Architettura“, cui sono stato invitato a partecipare dall’amico Salvatore D’Agostino. [Questa sarà la prima e ultima volta che ci parliamo addosso, “scrivendo sullo scrivere di architettura”, promesso…].

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Qualche spunto di riflessione sulla scrittura e la critica di architettura in rete. Che dovrebbe essere, forse, un po’ più autocritica.

Da lettore di blog (più che da “autore”, ringraziando Salvatore D’Agostino per il gradito invito a questa jamming session) faccio qualche considerazione, cercando di esprimere in sintesi quanto ho già affermato in altre sedi. Sono opinioni del tutto personali, ovviamente, e le rivolgo prima di tutto anche a me stesso: date loro il peso che volete.

Mettiamo da parte gli aggregatori e i siti ormai diventati “mainstream” assai più delle riviste cartacee, pubblicando qualsiasi notizia o progetto “tal quali”: i fatti – spesso fin troppi – svincolati dalle opinioni. Stiamo parlando di blog.

Il blogger è la sua stessa redazione, il suo proprio editor, il suo proprio revisore linguistico.

Inutile dire che i blog relativi al mondo del progetto, in Italia in particolare, sono espressione dello spirito dei rispettivi autori: che sono critici o architetti o designer o “progettisti” italiani. Cioè, con le dovute eccezioni, intellettuali formati – come il sottoscritto, del resto – in un clima culturale che mixa in modo assolutamente unico al mondo autoreferenzialità ed esterofilia. Autori (o aspiranti tali) cresciuti in ambiente ostile – con pochissima Architettura costruita e fin troppi laureati in architettura, quasi al limite della sovrappopolazione e del collasso prossemico – che tendono troppo spesso con una certa spocchia a parlare a propri simili di cose di propria stretta competenza e in un linguaggio “iniziatico”. Linguaggio che presuppone lettori “informati”, o per lo meno già competenti sulle questioni che vengono affrontate.


1 – Una prima nota critica potrebbe essere questa: sappiamo tutti in che stato è l’architettura in Italia. Ma se continuiamo a parlare (noi, i blog, le riviste) di architettura solo a noi stessi, nel linguaggio che solo noi siamo capaci di capire e interpretare, come possiamo poi lamentarci di non essere considerati degnamente nel mondo dei comuni mortali? O in quello delle Pubbliche Amministrazioni? Il problema, troppo spesso, siamo proprio noi.
A volte sembriamo l’orchestrina del Titanic, che continua a suonarsela e a cantarsela mentre là fuori c’è il finimondo. “E’ stato un onore suonare insieme a voi”. Certo, ma il pubblico (non necessariamente del ramo, e al cui interno potrebbero celarsi, in incognito, nuovi clienti di architetti) nel frattempo se l’è data a gambe.
La salvezza del mondo non dipenderà da noi architetti, è ora di metterselo in testa. Tanto meno se restiamo isolati nella nostra personalissima “Fortezza Bastiani”. Ancor meno se conserviamo (perdonerete il termine brutale) quote nel mercato globale delle costruzioni inferiori al 3%. Sarebbe più opportuno fare tutti del proprio meglio – critici, blogger e architetti – per essere più credibili, più interessanti e se possibile più autorevoli.

2 – Seconda, possibile nota: i media tradizionali che fino a qualche anno fa rappresentavano il faro indiscusso per la critica architettonica hanno perso lettori (e acquirenti) a vantaggio della gratuità e disponibilità di dati e immagini in rete, anche per mezzo dei nuovi sistemi editoriali autonomi/autogestiti costituiti principalmente dai blog e dagli aggregatori. Ma siamo proprio sicuri che la scrematura abbia tolto alle riviste e alle pubblicazioni tradizionali il suo pubblico di riferimento, che chiedeva (e chiede) autorevolezza? O si è assistito alla sfoltitura/migrazione in rete di quei lettori che si fermano all’Informazione, senza necessariamente chiedere Conoscenza? (e per i quali prima non c’erano che le riviste?)
Teniamo troppo poco in considerazione la questione dell’influenza e della autorevolezza. Queste si conquistano sul campo, e credo che non ci sia gara tra il web autogestito e le riviste storiche, che partono con svariati decenni di vantaggio.
Ho osservato più di un blog vantarsi di aver pubblicato mesi  prima di Domus o Casabella nuovi progetti di architettura italiana o internazionale. Per poi leggere sugli stessi blog, a latere delle “anteprime” di cui sono orgogliosi, testi del tutto campati per aria, ai limiti della decenza anche solo grammaticale. Senza parlare dell’assenza ormai consolidata, se non di vera e propria correttezza editoriale, almeno della netiquette di citare le fonti (basterebbe anche un link, non si pretende poi tanto…).

3 – Terza nota, che poi è corollario della seconda: da lettore per così dire “informato” dico che anche volendo non ho molto tempo da perdere. E quando spendo il mio tempo per leggere qualcosa – su carta o su uno schermo – mi piace, alla fine, avere maggiori informazioni e più conoscenza sull’argomento, di cui (come sempre più spesso accade a tutti noi) mi sono già fatto un’idea per altre vie. Meglio ancora se nell’articolo, o nel saggio, vengano ben rappresentate ed implementate entrambe le categorie – informazione e conoscenza – contemporaneamente.
Non mi piace incartarmi nella lettura di sfoghi personali del tipo “nessuno mi capisce”, o “guarda come sono bravi all’estero, non vedo l’ora di andarmene non capite un cazzo”.

Un esempio su tutti: se non sono personalmente amico dell’autore, mi interessa poco sapere che musica ascolta mentre batte il suo testo. Credo che se dico che ascolto Erik Truffaz durante le fasi più creative della mia giornata non miglioro di certo il mio post. Sto solo tediando il mio lettore con informazioni inutili, che dovrà sforzarsi di rimuovere dai propri neuroni per far posto ad altre cose sicuramente più interessanti.
Non lo dico solo io: “Parole inutilmente ricercate o rimandi troppo complicati quando non ce n’è bisogno rendono un testo più difficile da leggere e da comprendere, e fa abbassare la valutazione del lettore a proposito del testo stesso e del suo autore” – Daniel M. Oppenheimer, “Consequences of Erudite Vernacular Utilized Irrespective of Necessity: Problems with Using Long Words Needlessly“, Applied Cognitive Psychology, Princeton University, DOI: 10.1002/acp.1178 (2005).


Sono convinto che chiunque abbia chiaro in testa cosa vuole dire sia capace di scriverlo in modo altrettanto chiaro, senza inutili giri di parole o giochi di sponda. Keep it simple. E, permettetemi, amici blogger: non ce lo ordina il medico di scrivere per forza qualcosa su qualsiasi argomento. Cerchiamo di fare una selezione, se possibile. Di non riscrivere per l’ennesima volta ciò che altri hanno già detto meglio di noi. Molti sedicenti post sono a ben guardare dei semplici retweet: in tal caso è buona norma rispettare la regola “google before you tweet” (un po’ come dire: pensaci bene, prima di parlare).

Altrimenti mettiamo su un aggregatore automatizzato, che farà il lavoro meglio di noi, nel frattempo che ci leggiamo un buon libro: qualcuno lo ha fatto con ottimi esiti, e ci risparmia un sacco di lavoro. Oppure diciamo apertamente che non si tratta di critica di architettura, ma del proprio personale diario (magari interessante per nostra zia, o per chi ci conosce ed apprezza, ma a rischio serio di essere del tutto indifferente per gli altri che vi si imbattono)…


Siamo ormai irrimediabilmente circondati dal rumore bianco dovuto alla sovrabboddanza di messaggi, a tutti i livelli. Cerchiamo di evitare di sprecare spazio almeno in rete (qualche amico integralista fa notare che anche se non abbattiamo alberi consumiamo comunque CO2), tentiamo di arginare lo sprawl comunicativo. In molti ce ne saranno grati, e magari leggeranno più di architettura.

Non ultimo, dato che non sempre si ha a disposizione uno staff editoriale che corregge le bozze (è lo stesso autore il suo staff editoriale), impariamo prima di tutto a scrivere in Italiano. E, se sappiamo ben scrivere, lasciamo la scrittura creativa a chi la sa fare meglio di noi. O se proprio ne abbiamo le capacità e siamo dei fuoriclasse, scriviamo un libro e cerchiamo di venderlo. Ma non scriviamo un blog a tutti i costi, per carità. 😉

Mi affretto a concludere. Assisteremo in tempi brevi ad una evoluzione: molti sepolcri imbiancati sono destinati, darwinianamente, a soccombere. Perchè, se certamente il futuro è la rete, passata la fase della “novità”, sarà – come è sempre stato –  l’autorevolezza e la competenza a pagare sulla lunga distanza: informazione e conoscenza andranno a braccetto anche sul web. I blog e i siti specializzati tenderanno ad essere più credibili, quasi come le riviste; e le care, vecchie riviste – che stanno reagendo alla grande nonostante i menagrami – cercheranno di essere più sul pezzo in rete, magari tutte aperte ai commenti e al dibattito (alcune hanno già cominciato da tempo). E non moriranno. O, almeno, lo spero…

Luca Silenzi, Feb 7 2011
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PS: per motivi di lavoro non potremo essere personalmente domani a Milano in occasione di Critical Futures #2. Cercheremo comunque di seguire l’iniziativa in streaming video. Buon lavoro a tutti noi…

Information Vs Knowledge: una nota a proposito di NIBA e dei blog di architetturaultima modifica: 2011-02-07T16:41:00+00:00da spacelab.1
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