Forma e sostanza: a proposito di Libeskind e del Ponte Sospeso – Atto Secondo

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Di seguito, il secondo dei tre atti della nostra ‘Storia del Ponte Sospeso‘. Per chi non avesse ancora letto il primo, ecco il link.

ATTO II

Stretto di Messina, reloaded

Come già anticipato nelle affermazioni del prof. Di Maio, passata Tangentopoli e dopo ulteriori svariati cambi di governo nell’ottobre del 1997 (XIII Legislatura, Prodi I) il Consiglio superiore dei lavori pubblici (C.S.LL.PP.) nonostante i pareri sfavorevoli delle Delegazioni di Alta Sorveglianza approva all’unanimità il progetto di massima, autorizzando lo studio della progettazione esecutiva secondo la soluzione del ponte sospeso. “Con un breve ma orgoglioso comunicato stampa, l’ingegnere Aurelio Misiti, presidente del C.S.LL.PP., rende noto che «Dopo un serrato dibattito, che ha interessato tutti i rami della tecnica costruttiva, finanziaria e amministrativa del ponte e delle connessioni a terra, nonché gli aspetti territoriali, paesaggistici ed archeologici, è stato definito il parere sull’opera più importante che l’ingegno umano abbia mai concepito per servire il pianeta terra»” (Bartolo Scifo, “Dossier Ponte sullo Stretto“). La modestia, innanzitutto.

L’iter del progetto del Ponte sembra incedere a grandi passi:

Nel luglio 1998 la Camera e il Senato affrontano il tema del ponte con un’ampia discussione da cui emerge la chiara volontà di giungere in tempi ragionevoli alla realizzazione dell’opera. Il progetto di massima sarà trasmesso al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) che, con delibera firmata dall’allora presidente del consiglio Massimo D’Alema (febbraio 1999), decide di affidare a terzi una consulenza tecnica e finanziaria sull’opera: gli advisor (consulenti esterni prescelti dal ministero dei lavori pubblici per fornire gli elementi per la decisione definitiva sulla realizzazione dell’opera, sia per l’aspetto più strettamente tecnico, sia per la definizione delle problematiche territoriali, ambientali, sociali, economiche e finanziarie del progetto) che nel dicembre 2000 consegnano i loro rapporti sul progetto definendolo realizzabile (Bartolo Scifo, ibidem)

Gli advisor “indipendenti” sono: la Steinman International – Gruppo Parson per valutare gli aspetti tecnici, e una ATI guidata dalla PWC (PriceWaterhouseCoopers-Italia, PriceWaterhouseCoopers-UK, CERTeT-Università Bocconi, SINTRA, NET-Engineering SpA) per le valutazioni degli aspetti territoriali, ambientali, economici e finanziari. Se si fa una ricerca banalissima su google per questi nomi (sopratutto Steinman, Parsons e PWC/PricewaterhouseCoopers) si potrà osservare che entreranno ed usciranno da questa storia con cambi d’abito – e, per essere in tema, di sponda – degni del miglior Arturo Brachetti.

 

Giri di Valzer

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Nel frattempo, altro cambio di Governo: Silvio Berlusconi, già in campagna elettorale il 18 dicembre del 2000, ospite del programma televisivo di Bruno Vespa “Porta a Porta”, tracciava sulla cartina d’Italia le grandi opere da realizzare, tra le quali il ponte sullo stretto di Messina a suo dire “immobilizzato dalla Sinistra” (come si è visto non è andata proprio così, anzi). E vince le elezioni nell’aprile del 2001, contro Francesco Rutelli (!), anche lui con il Ponte sullo Stretto nel proprio programma elettorale. Uno dei due è stato evidentemente più convincente.

Dal 2001-2002 si ha la vera, definitiva accelerazione del progetto-Ponte. Appena 17 giorni dopo l’insediamento del nuovo Governo (Berlusconi II), il 28 giugno 2001 viene varata dal Consiglio dei Ministri la Legge Obiettivo (443/2001), nota come “Legge Lunardi” dal nome del Ministro delle Infrastrutture. Scopo di tale legge è lo “snellimento” dell’iter burocratico della Legge Merloni (1994), che a dire del nuovo Ministro rallenta la realizzazione delle grandi infrastrutture necessarie all’ “ammodernamento del nostro Paese”, uno dei punti di forza della campagna elettorale del Centrodestra. Il Cipe, ai sensi della legge 443 definirà il ponte sullo stretto come “infrastruttura strategica” e quindi entrerà a far parte degli interventi prioritari.

Nel frattempo, sempre nel 2002 Fintecna – nata da una costola dell’IRI nel 1993, per poi acquisirla nel 2002 – diventa maggior azionista della concessionaria con il 55.5% (sostituendo IRI e acquisendo quote ANAS); Rete Ferroviaria Italiana, Regione Calabria, Regione Siciliana restano attestate al 12.25% e ANAS con il residuo 7.70%.

C’è anche un altro mutamento, ai vertici della società concessionaria per il Ponte: il 27 maggio 2002, in seguito alle inaspettate dimissioni del presidente Calarco,  il direttore della Gazzetta del Sud in carica dal 1990, l’incarico passa all’ex parlamentare Giuseppe Zamberletti. Questo politico di razza sarà ricordato come l’inventore della Protezione Civile, ed era stato già ministro nei due governi Spadolini, nei due governi Craxi e nel governo Fanfani, nel quale ricopre anche la carica di ministro dei lavori pubblici. Inoltre, aspetto non da poco, era particolarmente vicino sia al senatore Cossiga sia al ministro Pietro Lunardi. Come buonuscita, il buon Calarco (anche lui, come il suo successore, di area DC ultra-moderata) viene investito della carica di “presidente onorario” della Stretto di Messina spa. Nel giugno 2002 viene conferito a Pietro Ciucci (già direttore generale dell’IRI, dove seguì personalmente il riposizionamento strategico, la ristrutturazione, il risanamento e la successiva cessione ai privati di tutte le principali aziende del Gruppo) l’incarico di AD della società concessionaria.

Con la nuova compagine societaria, nel 2003 vennero effettuate ulteriori modifiche al progetto preliminare (che resta comunque fondamentalmente lo stesso, con campata unica sospesa di 3.300m), progetto che in seguito sarà posto in gara per l’appalto.

Nel corso del 2003 il Ponte sullo Stretto viene inserito tra i 18 progetti prioritari a livello europeo da rendere operativi entro il 2020. Ma l’Europa ha il palato raffinato.

Nel febbraio 2004, il ministro dei trasporti Lunardi alla Camera di commercio e industria di Parigi, durante la prima presentazione all’estero del mega-progetto, afferma: «Il ponte è partito, il ponte si fa. Lo possiamo dire con commozione, orgoglio e certezza: il ponte sarà realizzato. È il progetto-simbolo del nuovo impulso che l’Italia vuole dare alle sue infrastrutture». Ma pochi giorni dopo arriva lo stop dell’europarlamento. Strasburgo non esclude per il momento il ponte dalle opere prioritarie, ma richiede un’ulteriore valutazione ambientale strategica [la documentazione prodotta risulta ampiamente inadeguata, NdA], nonché un’analisi costi-benefici sul piano socioeconomico per potersi pronunciare in merito. (Bartolo Scifo, ibidem)

Quindi, accade che l’Europarlamento chiede ulteriori analisi e studi per poter inserire l’opera tra i “Progetti prioritari” finanziabili con fondi comunitari. Ma il Governo non sembra preoccuparsene, evita di effettuare delle analisi più serie costi/benefici e di impatto ambientale e tira dritto per la sua strada, tanto che nell’aprile 2004 viene pubblicato in Gazzetta Ufficiale il bando internazionale per la selezione del “General Contractor” per il Ponte.

 

Il gioco (delle tre carte) si fa duro

Il general contractor sarà quell’impresa – o quel consorzio di imprese –  cui sarà affidata dallo Stato la progettazione definitiva e la  successiva costruzione del Ponte: il contractor dovrà gestire autonomamente – e senza ulteriori gare, come invece avrebbe previsto la Legge Merloni per opere sopra soglia – gli affidamenti, gli eventuali sub appalti, la direzione lavori, l’esecuzione e il collaudo dell’opera. E la legge Lunardi oltretutto darà al vincitore della gara la possibilità di ricevere un contributo statale superiore al 50 per cento dell’onere della realizzazione della struttura, con la possibilità di gestire il ponte per 50 anni.

Piccolo giallo per la data di chiusura dei termini per la presentazione delle candidature: nel bando tale data era stata fissata improrogabilmente per il 13 luglio ma, su proposta dell’AD della Stretto di Messina Ciucci, a pochi giorni dalla deadline (il 6 luglio) il CDA decide di prorogare il termine al 15 settembre al «fine di favorire la massima partecipazione alla gara, alla luce di numerose richieste provenienti da imprese nazionali ed estere di primaria rilevanza». il 15 settembre 2004, le cordate ammesse a valutazione sono cinque, ma le più quotate sembrerebbero le tre capitanate da grosse imprese italiane: il gruppo guidato dalla Astaldi (che raggruppa, tra le altre, la Pizzarotti e Vianini), il consorzio guidato dalla Impregilo (insieme a Cmc di Ravenna, Grassetto e la francese Vinci), la quale in un primo momento doveva concorre insieme con l’Astaldi, e infine il consorzio Risalto, formato da Rizzani de Eccher, Salini e Todini.

Tutte queste “imprese di primaria rilevanza”, la cui partecipazione ha perfino reso necessario lo slittamento della deadline, hanno una lunga storia alle spalle, anche dal punto di vista giudiziario.

[…] Nello specifico l’ex Cogefar-Impresit (oggi Impregilo) spazia dalle tangenti per i lavori della metropolitana e del passante di Milano a quelle per la costruzione del policlinico di Pavia. Si legge nel memoriale consegnato ai magistrati di Mani Pulite dell’allora amministratore delegato del Gruppo Fiat (di cui fa parte l’Impregilo) Cesare Romiti che, grazie ai fondi neri occultati sui conti esteri, miliardi su miliardi sono stati versati a politici, amministratori, dirigenti, militari della guardia di finanza.

L’Impregilo ha conseguito la leadership nel mercato italiano delle costruzioni delle grandi infrastrutture ed è penetrata con successo nel delicato mondo delle commesse pubbliche in Sicilia (Bartolo Scifo, ibidem)

In più, le società che partecipano al bando hanno un ulteriore comun denominatore: sono accomunate dalla partecipazione nell’IGI (Istituto grandi infrastrutture), un ente che raccoglie le più grandi imprese di costruzioni italiane e alcuni istituti bancari, presieduto da Giuseppe Zamberletti. E Zamberletti è anche presidente della Stretto di Messina SpA.

Come se non bastasse l’Impregilo, la Grassetto e la Pizzarotti hanno in comune la consulenza della Rocksoil, società che – casualmente – appartiene all’allora ministro delle infrastrutture e dei trasporti, l’ingegner Pietro Lunardi.

Sarà l’Impregilo, mandataria della ATI “Eurolink” ad aggiudicarsi la gara con un’offerta di 3,88 miliardi di euro (il valore a base di gara dell’appalto era di 4,425mld di euro), con l’impegno di realizzare l’opera in 70 mesi. “Siamo particolarmente soddisfatti – affermava Alberto Lina, l’allora amministratore delegato di Impregilo – per esserci aggiudicati questa importante gara di appalto per un’opera che, per struttura e caratteristiche, sarà all’avanguardia tecnologica in Europa e nel mondo”.

In realtà, c’è poco da essere ottimisti e fiduciosi nel Futuro e nel Progresso. Infatti i retroscena piuttosto opachi di questa vittoria – così come quelli altrettanto nebulosi relativi alle altre due gare per l’affidamento per il monitoraggio ambientale e per il broker assicurativo – sono descritti e documentati analiticamente, per chi ha molta pazienza, da Antonio Mazzeo su Terrelibere.org, e non ci dicono nulla di buono. Anzi.

In sintesi, ora è salito il livello del gioco, ci si muove anche all’estero. E’ il Sistema-Italia 2.0, bellezza. Ci sono stati numerosi scambi di favori e valzer di nomi – nei consorzi partecipanti, nei gruppi di progettazione e nelle commissioni giudicatrici – tra queste tre gare per il Ponte ed analoghi concorsi internazionali, con protagonisti italiani ed esteri di tutto rilievo, con il contorno di strane defezioni e riassetti dell’ultim’ora, ribassi a dir poco sospetti e la costante, inquietante ombra lunga di finanziamenti non proprio puliti a disposizione di chiunque avesse vinto.

 

“Il Ponte si farà”

Sta di fatto che, nonostante una brusca interruzione dell’iter con il fugace Governo Prodi nel 2007-2008 (che – forse con le caselle ex-IRI ormai sistemate? – ipotizzava di chiudere la società Stretto di Messina), Eurolink/Impregilo era definitivamente entrata nell’affaire-Ponte sullo Stretto, che si fosse effettivamente realizzato o meno:

Il 27 marzo 2006, Impregilo S.p.A. firmò ufficialmente il contratto per la progettazione finale e la realizzazione dell’opera. Seguirono le firme delle altre ditte ma con l’insediamento del nuovo governo Prodi, il 10 aprile successivo tutto l’iter si bloccò nuovamente.

Nel 2007 il governo Prodi era in procinto di ritirare l’appalto e annullare il contratto con la Impregilo, pur esponendosi al pagamento di una penale di oltre 500 milioni di euro, ma l’allora Ministro dei Trasporti Antonio Di Pietro, insieme all’opposizione di centrodestra, si oppose al proposito procedendo poi ad accorpare la Società Stretto di Messina all’ANAS, riducendo il numero dei suoi dipendenti. Spiegò il Ministro Di Pietro, che la mossa aveva evitato il pagamento delle penali alle società appaltanti per la mancata esecuzione dei lavori; tali penali si sarebbero dovute pagare qualora la Società Stretto di Messina avesse chiuso prima della realizzazione del ponte. Venne inoltre evitata la perdita di decenni di studi e progetti e la risoluzione dei contratti d’appalto rimasti invece tutt’ora validi.

Silvio Berlusconi (succeduto ad aprile del 2008 a Prodi) in seguito alle elezioni politiche prometteva nuovamente di riprendere il progetto di costruzione del ponte.

A gennaio 2009 il Governo riconfermava il suo impegno a realizzare l’opera i cui lavori avrebbero avuto inizio l’anno successivo, nel 2010, per concludersi nel 2016, (data ben lontana da quella già prevista del 1994), 4-5 anni prima del completamento dell'”Asse ferroviario 1″ della Rete ferroviaria convenzionale trans-europea TEN-T (che dovrebbe avvenire dopo il 2020), in cui il ponte è fondamentale insieme al Tunnel del Brennero (i cui lavori sono iniziati) e alla rete AV-AC e AC italiana relativa della quale rimangono ancora da completare le linee Verona-Brennero nonché tutto l’asse ferroviario Salerno-Palermo (ancora privo di progettazione definitiva).

Il 2 ottobre 2009 la Stretto di Messina S.p.A. impartiva al Contraente generale l’ordine di inizio dell’attività di progettazione definitiva ed esecutiva che, come da contratto di appalto, richiede 10 mesi, terminata la quale, comincia la fase degli espropri […]

[Inaugurati i primi cantieri sulla costa calabrese il 23 dicembre del 2009, panettone alla mano NdA] la progettazione definitiva della parte sospesa dell’opera (il ponte vero e proprio) è stata avviata il 1º aprile 2010 con consegna del progetto prevista entro il 30 settembre 2010; ad esso doveva essere allegato il piano finanziario aggiornato da presentare al CIPE per l’approvazione finale. Il 29 settembre il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha annunciato nel corso di un dibattito alla Camera dei Deputati che il progetto esecutivo del ponte sullo stretto sarebbe stato pronto entro dicembre 2010.

Il 21 dicembre 2010 la Società Stretto di Messina ha ricevuto dal contraente generale Eurolink il progetto definitivo del ponte sullo Stretto di Messina e degli oltre 40 chilometri di raccordi stradali e ferroviari. Si tratta di oltre ottomila elaborati progettuali che confermano tutte le impostazioni tecniche ed i costi di costruzione del progetto preliminare redatto dalla Società Stretto di Messina ed approvato nel 2003 dal CIPE. Il progetto definitivo comprende inoltre le opere deliberate dai Comuni interessati dalla costruzione del ponte, come ad esempio il sistema di fermate ferroviarie intermedie tra Reggio e Messina. Il progetto definitivo accoglie anche, ai fini anche della sicurezza antisismica delle opere a terra, la nuova normativa del Testo unico delle costruzioni, intervenuta successivamente alla progettazione preliminare. Le prossime tappe, scandite dalla Legge obiettivo, prevedono l’approvazione del progetto definitivo da parte della Società Stretto di Messina e l’avvio dell’istruttoria da parte del Ministero delle Infrastrutture. La conclusione di tale istruttoria porterà così alla decisione di avvio dei lavori di costruzione del ponte da parte del CIPE.

A ben guardare, in tutta questa poltiglia, del progetto del Ponte e della sua bontà – fatto non proprio marginale, viste le risorse pubbliche in gioco – interessa veramente a pochi, se non a nessuno. Perchè non è tanto il Ponte a fare gola, ma le opere a contorno, le cosiddette “opere di mitigazione”, da appaltare tutte in blocco e con successiva, autonoma gestione.

Anche perchè, come detto dallo stesso AD del contractor Impregilo, Alberto Rubegni, durante la presentazione nel marzo 2010 del bilancio 2009 del gruppo di costruzioni: “il  progetto definitivo comprende  sia il piano di espropri che  tutte le opere di mitigazione ambientale”. Per poi continuare con un sibillino ”Se poi si faranno solo le opere propedeutiche o anche il ponte, questo non lo so. Noi abbiamo un contratto, aspettiamo di vedere cosa succede”.

Aspettiamo tutti di vedere cosa succede. Con buona pace di Nervi, Musmeci e Grant. Oltre che di Merloni.


(continua nel terzo ed ultimo atto)

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Bonus track (aggiornamento del 15/01/2010):

Report ha dedicato un’intera puntata, il 24 settembre 2002, all’ “Operazione ponte”. Il servizio, dettagliatissimo, è stato curato dalla brava Stefania Rimini. Ecco il link al video e al testo integrale. Da allora (erano i tempi dell’entrata in gioco di Ciucci/Zamberletti, intervistati nel servizio) a parte qualche dettaglio, a ben guardare nulla è cambiato.

Forma e sostanza: a proposito di Libeskind e del Ponte Sospeso – Atto Secondoultima modifica: 2011-01-10T17:33:00+00:00da spacelab.1
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