“Gimme some more”, o l’applicazione del Piano Casa agli edifici plurifamiliari

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Una domanda assilla i legislatori italiani (e i più blasonati studi legali privati a supporto di questi) in questi giorni: “Come applicare il Piano-Casa di Berlusconi agli edifici plurifamiliari?”

Secondo noi, l’apparente irragionevolezza ed impossibilità applicativa della legge che il Governo Italiano sta per varare per rilanciare finalmente l’Economia può essere risolta per le tipologie abitative plurifamiliari in modo semplice: con degli add-ons da applicarsi sui blocchi principali. E che Franceschini non provi a dire che non è possibile, come ha fatto invano ieri nella puntata di “in Mezz’Ora” dalla Annunziata.

Abbiamo già avuto modo di affrontare questo tema, compositivamente interessante ed oggi più che mai attuale (in basso alcuni esempi illustri, e, sopra, una ipotesi di addizione su edilizia storica, sapientemente – subliminalmente? – inserita in uno spot televisivo di un noto brand di telefonia). Con la non trascurabile differenza che in Italia tra qualche tempo, secondo la futura legge nella mente dei nostri beneamati, tutto ciò potrebbe essere realizzato con la semplice firma di un perito che asseveri la bontà dell’intervento.

C’est plus facile: basta un perito, un geometra, un diplomato alla Scuola Radio Elettra. Che certo farà il suo dovere e non si metterà a sindacare più di tanto sulla qualità delle nostre città, sul rispetto degli standards urbanistici e altre inutili futilità. Con buona pace di quei rompicoglioni di architetti. A meno che anche loro non si adeguino e partecipino gioiosi a questa penosa asta al ribasso: come nello spot televisivo, “gimme some more”….

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Rotterdam, Wozoco Apartments, courtesy MVRDV
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Madrid, Vivienda Carabanchel, courtesy Dosmasuno Arquitectos

 

“Gimme some more”, o l’applicazione del Piano Casa agli edifici plurifamiliariultima modifica: 2009-03-09T19:29:00+00:00da spacelab.1
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